Archivi tag: utilita

Storia della maglieria

  • Questo affascinante argomento, solo recentemente rivalutato da studi piu’ approfonditi, offre notizie certe e documentazioni provate solo quando, andando a ritroso nel tempo ci si ferma ad un’epoca non troppo remota, il II o III secolo dopo Cristo.
    La realta’ della storia e’ spesso confusa con la leggenda; l’inizio del lavoro a maglia non ha una datazione certa, proprio perche’ e’ molto difficile distinguere se le notizie riguardassero il lavoro eseguito ai ferri oppure quello a telaio.
    Alcuni hanno sostenuto che Penelope potesse disfare e rifare agevolmente la sua tela perche’ era lavorata a maglia e non tessuta. Questa sembra pero’ un’obiezione veramente troppo scarsa per poter immaginare la fedele sposa di Ulisse intenta a sferruzzare e non davanti a un telaio, come ci hanno abituato le pitture tradizionali. Esiste comunque una statua greca del IV secolo A.C. che si trova ad Atene nel museo del Partenone, che sembra indossi un maglione come quello dei nostri tempi si tratta di Kore n.670, questo ci fa ipotizzare che il lavoro a maglia fosse ormai entrato nella vita di ogni giorno. Se cliccate sul link per vedere l’immagine si puo’ notare che ci sono alternanze di 3 diritti e 3 rovesci oppure di 7 diritti e 3 rovesci, una veste a sacco (oggi si direbbe seamless/senza cuciture), che veniva quasi sicuramente indossata durante le cerimonie sacrali. Infatti il 3 ed il 7 erano considerati numeri magici.
    Per poter vedere ed analizzare il primo reperto di lavoro a maglia, si dovra’ aspettare d’arrivare all’epoca cristiana. Questo perche’ i manufatti piu’ antichi o non hanno resistito alla deperibilita’ dei filati oppure semplicemente sono stati riciclati piu’ volte, dato che il maggior pregio del lavoro a maglia e’ quello di poter essere disfatto agevolmente e riimpiegato per ulteriori lavorazioni.
    Sia che questo lavoro venisse fatto a mano con i ferri oppure con qualche tipo di macchinario la bellezza di un’abito era data dall’abilita’ dell’artigiano che la produceva….continua nella seconda parte
  • Contrariamente a quanto si potrebbe immaginare, la lavorazione a maglia non e’ un’attivita’ riservata alla parte femminile della popolazione: per esempio alcuni indigeni della regione del Lago Titicaca, si impegnano appunto in questa attivita’ ma anche nell’occidente moderno la produzione in massa viene svolta sia da personale maschile che femminile.
  • Tra il 1558 ed il 1603 anche se la maglieria non fu inventata in Inghilterra, che si puo’ considerare la culla della lavoro a maglia, infatti sotto il regno di Elisabetta I i magliai artigiani si erano organizzati in corporazioni con un preciso statuto, non era facile diventare magliaio: il corso di apprendista durava tre anni e nei tre anni successivi bisognava dar prova di grande abilita’. Era obbligatorio saper eseguire un grande tappeto a piu’ colori e disegni, un paio di calze, un berretto, una tunica o un maglione: in pratica, bisognava dimostrate di aver appreso tutte le tecniche, il settore si sviluppo’ tantissimo e la prima macchina per maglieria fu proprio inventata in Gran Bretragna dal “reverendo Guglielmo Lee”, ma la Regina Elisabetta I impedi di far utlizzare il macchinario e all’inventore non resto’ che emigrare in Francia, il progresso incalzava e il fratello del reverendo Lee ripropose con maggior successo l’uso della macchina per maglieria verso la fine del 1600, creando una sorta di distretto produttivo dalle parti di Nottingham, estendendosi poi per tutta l’Inghilterra fino ad allora la maglieria veniva prodotta a mano con ferri.
    Alcuni francesi, inviati appositamente a Nottingham per carpire il segreto della nuova macchina riuscirono a ricostruire perfettamente il modello…
  • Sempre all’insegna del progresso che incalzava verso la fine del 1700, Joseph-Marie Jacquard realizzo’ un apparecchio da applicare sui telai da tessitura che dava la possibilita’ di ottenere disegni molto complessi.
    In realta’, pare che il prototipo del telaio Jacquard fosse stato realizzato nella seconda meta’ del secolo XV da un tessitore catanzarese, conosciuto a Lione come “Jean le Calabrais”. Quest’abile tessitore fu ospite di Luigi XI che fece arrivare alcuni esperti tessitori da Catanzaro per impiantare una manifattura tessile a Lione.
    Il telaio Jacquard divenne famoso in quegli anni, andando a rivoluzionare la produzione nell’industria tessile, il nome Jacquard e’ impropriamente passato ad indicare tessuti di maglieria con disegni complessi e colorati, ma anche i punti a piu’ colori lavorati a mano.

Punti a maglia peculiarita’ per zone geografiche

    • Non si hanno notizie certe ma si crede che le maglie siano state lavorate inizialmente con un solo ferro uncinato sulla punta, come l’uncinetto Tunisino, antenato sia dei ferri che dell’uncinetto quando queste non erano ancora tecniche di lavorazione ben distinte.
      Questo tipo di lavorazione era molto diffusa nell’area mediterranea, praticata in alcune zone anche ai giorni nostri.
    • I reperti trovati nell’area medio-orientale ci fanno propendere per l’origine indoeuropea del lavoro a maglia come suggerisce il termine sanscrito “NAHYAT” (= lavoro a maglia ma anche rete all’uncinetto) da cui deriva l’anglosassone “KETTEN” fino ad arrivare a “KNITTING” in inglese d’oggi.
    • Sono stati trovati frammenti di lavori a magli in Peru’ circa contemporanei di ritrovamenti in Siria ma di tradizione mediterranea, che si e’ poi diffusa in tutta Europa.
    • A Bahnasa in Egitto si sono trovati parecchi capi lavorati a maglia del IV e V secolo d.C. in quel periodo la citta’ era prevalentemente abitata dai Cristiani Copti che, scampati all’invasione degli Arabi, trovarono rifugio presso i lontani ma accoglienti monasteri delle coste e isole Irlandesi, lo si capisce dai simboli e altri disegni del periodo Egiziano che si sono innestati nella tradizione locale, fondendosi con i motivi celtici, qui la maglia perse la vivacita’ dei colori, ma acquisto’ il rilievo delle luci e delle ombre nella straordinaria varieta’ dei punti, con la grossa lana non ritorta e non tinta delle isole Aran
      Su un fondo generalmente a rasato rovescio spuntarono i boccioli dell’albero della vita, si curvarono gli spruzzi d’acqua a maglie diritte nella sorgente di salvezza, prese forma la losanga a grana di riso del diamante dell’abbondanza, corsero parallele le linee a zig zag del matrimonio, tutti ben augurali, si credeva che avessero il magico potere di portare fortuna a chi li indossasse. Per questo quando i monaci si decisero a farli uscire dal segreto delle loro celle e li insegnarono ai pescatori, essi furono assunti come altrettanti simboli delle famiglie locali come i Tartan in Scozia. Ogni clan aveva il suo riferimento preciso in una serie di punti: quando due gruppi si imparentavano per mezzo di un matrimonio, la nuova famiglia riceveva in eredita’ i punti dei due clan di provenienza, cosi’ i punti Aran si diffusero nelle famiglie irlandesi.
      In questa regione erano i pescatori ad eseguire i maglioni con o senza cuciture laterali mentre alle mogli era delegato il compito di filare la lana.
      Nel resto dell’Europa i punti importati dalle coste mediterranee si moltiplicarono, dando vita a incredibili risulatati con rilievi, con traforati.
    • La Spagna ha avuto una grande scuola per il lavoro a maglia, famosa sopratutto per la realizzazione di guanti in seta e fili d’oro con disegni multicolori, il maggior splendore di tale scuola fun mel XVI secolo, ma raccontano le cronache che gia’ nel 1254 Innocenzo IV, quando fu sepolto indossasse guanti di questo tipo importati dalla Spagna.
    • L’Italia era conosciuta per le lavorazioni senza cuciture eseguita con quattro ferri, ma anche nelle lande della Francia del sud questo tipo di lavorazione era conosciuta ma affinata con l’uso di 5 ferri, ma anche gli stessi maglioni delle isole Britanniche Guernsey e Fair erano senza cuciture. Lo stile Guernsey e’ piu’ legato tuniche utilizzate per cose spiacevoli (vedi Carlo I 1649)
    • Si puo’ tranquillamente affermare che la scuola Inglese, che comprende le varie Isole Aran, Guernsey, Fair, Shetland, hanno contribuito e influenzato molto l’intera cultura della maglieria fatta in Europa e non solo…

 

  • per chi volesse approfondire ulteriormente
    Biblografia utlizzata100 nuovi punti maglia (edizioni paoline) e’ raccontata nelle prime pagine l’intera storia della maglieria oltre a dare notevoli spunti su punti maglia per il lavoro con i ferri
    Webbografia utlizzata principalmente Wikipedia che ha dato un largo spunto per i vari riferimenti presenti altri riferimenti presenti sono stati cercati appositamente via web a completamento di questa mini ricerca.
Please follow and like us:
error

Sicurezza informatica

Sicurezza Informatica

Anni fa leggendo un articolo mi ha dato un punto di vista ed una chiave di lettura che utilizzo come direttiva generale in rete (internet), lo lessi su “Linux & co.” http://www.oltrelinux.com/ , oggi questa rivista non è più in edicola, scriveva l’autore Luca Gibelli che “ i mezzi per diffondere worm abbondavano, si partiva dall’eseguibile allegato alla eMail (vedi i nostri post su twitter), il classico flie Word o Excel che contengono delle macro, che all’apertura del file vengono eseguite (ecco perché OpenOffice/LibreOffice le hanno disattivate e solo l’utente decide se farle eseguire o meno in un secondo tempo ), le pagine web che contengono codice malevolo (in questo il browser Firefox di tanto in tanto blocca l’accesso ad alcuni siti web senza contare la possibilità d’inserire plugin come NoScript, che bloccano l’esecuzione degli script java), per arrivare ai file resi disponibili sulle condivisioni interne oppure su internet trasferiti tramite rete p2p (torrent, eMule o chi per loro), o dropbox google drive o chi per loro (siamo sicuri che questi file siano sani e non infetti, sopratutto se sono condivisi con altri utenti ?).

Devo dire che la mia personale esperienza con Windows ed i vari antivirus utilizzati fino a 15 anni fa è stata deleteria, non c’era volta che un virus si mangiasse l’antivirus, situazione che per me era molto frustrante, al che ho deciso che sia per l’attività lavorativa che per quella personale sarei passato ad altro come sistema operativo, le alternative sul mercato ci sono oggi più che mai, quindi basta trovare quella più adatta alle proprie esigenze…

In questi giorni dopo l’attacco informatico di maggio ed infine quello del 28/06 mi sono andato a cercare quell’articolo, devo dire che è sempre molto attuale !, c’era scritto: “ Ormai non passa settimana senza che le cronache ci diano notizia di nuovi virus che si diffondono a macchia d’olio sfruttando vulnerabilità scoperte anche non troppo di recente nei software targati Microsoft e per le quali gli utenti non hanno applicato le apposite patch… Ci si sarebbe aspettato che le ripetute infezioni di massa causate dai recenti worm avrebbero consapevolizzato gli utenti, ma non è stato così: nessuno dopo aver subito un’infezione si è fermato un attimo a riflettere su cosa sarebbe potuto succedere, se il worm fosse stato programmato in modo differente, ad esempio per raccogliere dati sensibili come numeri di carte di credito, login e password (di questo sono un esempio lampante gli attacchi tramite eMail del virus CryptoLocker che ha iniziato la sua attività nel 2013 e che anno dopo anno viene perfezionato, negli ultimi 2 anni, nel nostro piccolo, abbiamo contato almeno una ventina di eMail contenenti file eseguibili con estensione jar oppure contenuti in file zip, spesso aziende di nostra conoscenza anche di un certo rilievo oppure amici che ci sono cascati in pieno, alcuni esempi li abbiamo persino postati sul nostro account di Twitter).

 

La principale causa di diffusione dei worm resta la facilità con cui noi utenti assumiamo per veri qualsiasi messaggio venga recapitato, fidandosi ciecamente di quanto riportato nel campo From delle eMail.” (persino tramite cellulare, chi vi scrive, ha ricevuto una messaggio che mi avvisava : “La sua carta PostePay Evolution era stata bloccata…e relativo link” per mia fortuna non ho alcuna carta ed hai link da tempo non clicco su di essi ma vado direttamente a quello che mi ha fornito la banca e lo digito maualmente, non fidandomi mai dei link in assoluto).

 

Altre considerazione le farei pensando che oggi tutti quei dispositivi, quali gli smatphone , i televisori smart, le telecamere di video sorveglianza sempre connessi alla rete, …avete visto CSI Cyberg dove i tecnici si collegano a qualsiasi dispositivo per vedere chi c’è dall’altra parte, cosa abbia fatto seguendone i movimenti, o cosa abbia detto per telefono, se poi avete letto sui giornali dove l’FBI sezione tedesca ha un software dove bucano qualsiasi sistema operativo, non c’è unix che tenga (apple compresa), senza contare il software tutto italiano per monitorare tutto ciò che viene detto e scritto sul web, il cui parlamento doveva decidere se concedere o meno, ancora all’inizio di quest’anno, la concessione a vendere tale software ad altre nazioni per sicurezza nazionale, quest’ultima notizia era apparta solo su web, …siete ancora convinti che in rete siete in una botte di ferro col vostro PC o dispositivo che sia ? .

Non bisogna dimenticare che anche l’hardware non è esente da possibili falle di sicurezza, leggendo diversi articoli sul bi-mensile GNU Linux Magazine ad esempio grazie ad un Hacker russo ha evidenziato che basta collegare una penna USB manomessa per far saltare la scheda madre del proprio pc, in questo caso non c’è sistema operativo che tenga, oltre al fatto che non serve a nulla averlo scollegato dalla rete internet, senza poi contare della possibilità tramite una scheda Arduino IDE e l’opportuno software per bloccare una rete WIFI senza troppi problemi anche senza password d’accesso.

Ogni programma, persino gli stessi antivirus possono avere delle vulnerabilità, e quindi ogni programma in esecuzione può essere utilizzato per entrare nei nostri sistemi o dispositivi, noi utenti dobbiamo essere consapevoli che utilizzandoli certi dati, devono essere tenuti lontano da dispositivi elettronici, ed adottare modalità di accesso alla rete quantomeno attente a non svelare dati personali o comunque sensibili, per auto tutelarci quanto meno.

Le conclusioni finali di quell’articolo erano “…Alla stragrande maggioranza degli utenti manca la consapevolezza di essere parte integrante di Internet, purtroppo continuano a percepire la presenza in Rete come se fossero semplici spettatori senza alcuna responsabilità nei confronti di quello che succede sul palco.

Un utente disinteressato verso i termini della sicurezza rappresentata ora come ora una minaccia per se stesso, ma anche verso ogni altro utente della Rete…”

 

Da parte dell’utente di certo non si può pretendere che ci sia la capacità di modificare un sistema operativo, però si può come utente pretendere che le case produttrici di dispositivi tengano aggiornati quei dispositivi che loro stesse mettono in commercio per un tempo più lungo della garanzia di legge, questo solo per coprire le falle che possono essere scoperte nel sistema operativo, oltre al fatto che c’è responsabilità anche da parte degli stessi produttori dispositivi, (perché non molto tempo fa un noto marchio di televisori faceva trasmettere in chiaro informazione relative a come venivano utilizzati i televisori smart , cosa si guardava etc etc in chiaro neanche criptato, che poi non vengano a dire che non hanno responsabilità !), … e se non lo fanno basta scegliere il produttore che investe in questo eliminando di fatto chi non ha a cuore la propria clientela. altri.

 

Come utente visto che siamo circondati da una miriade di dispositivi connessi e che sembra il prossimo futuro sia tutto in rete dobbiamo essere più scettici perché se nella vita quotidiana si può incontrare una persona che può fregarci una volta ogni tanto, in rete invece viene tutto moltiplicato, ne sono un esempio le notizie “fake” che girano e oggi sembra si voglia far guerra a questo tipo di notizie, quindi l’attenzione deve essere maggiore, eventualmente cercare corsi in sicurezza informatica, che male non fanno, in maniera di sapere come agire in caso di…

Leggendo nei giorni scorsi un articolo, emergeva il fatto che in Italia proprio dopo questi attacchi di maggio nella nostra nazione non si sia parlato più di tanto di sicurezza informatica, come se noi fossimo immuni, mentre invece non è così, a maggio noi ad esempio quel giorno eravamo senza DSL, una delle maggiori compagnie telefoniche ,in alcune zone non aveva segnale, a causa di quell’attacco, siamo stati fortunati perché se fosse accaduto qualche cosa al servizio sanitario nazionale come è accaduto in Inghilterra avremmo avuto seri se non gravi problemi.

In giugno invece un noto corriere espresso è stato hackerato (anche se questo non sarebbe un termine corretto dato che è stata trovata una falla di sicurezza nel loro sistema informatico) , con la conseguente perdita di alcune consegne, dove per ripristinare la situazione alla normalità ci sono voluti diversi giorni.

 

Non Siamo affatto immuni, va fatta a mio avviso formazione e informazione, le due cose devono viaggiare assieme come una moneta ha le due facciate, oltre ad essere diffidenti.

 

Vanno poi sempre ben letti i termini di utilizzo di ogni singola applicazione, in molti casi si chiede d’aver accesso a cose molto personali contenute nei dispositivi mobili che utilizziamo, va ben valutata prima di darne il consenso all’applicazione stessa, poi non per ultimo “avete mai commentato una notizia sui giornali on-line ?”…”vi siete mai soffermati a guardare che cosa avete autorizzato, prima di scrivere il vostro commento”… ebbene a me è capitato che mi chiedessero l’autorizzazione d’avere pieno accesso al mio account potendo leggere quello che scrivevo e di poter scrivere messaggi direttamente da parte loro, oppure d’aver accesso ai miei contatti sia pubblici che privati…ma se sono privati devono rimanere tali no!

Provate un attimo a considerare questo: siete attivi in rete con i social come : facebook, istagram, twitter, google+, linkedin, ?

magari sono collegati tra di loro che così si fa prima commenti su facebook ed in automatico ti parte lo stesso commento sugli altri account

magari abbiamo una password con maiuscole e minuscole e numeri ma non stroppo lunga per far prima ad accedere

Se vi dicessi che basta entrare in uno, ripeto e sottolineo uno di quegli account per aver accesso a tutta la vostra vita !

Internet ha tante belle qualità, ma va anche usato con parsimonia, altrimenti diventa una droga giornaliera di cui non si può più farne a meno.

Please follow and like us:
error